Presentato L’8 settembre a Cernobbio il Paper realizzato da TEHA in collaborazione con il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro – CNEL. Portato alla luce il tema del lavoro come strumento per favorire il reinserimento sociale dei detenuti e diminuire così il tasso di sovraffollamento.
La situazione delle carceri italiane richiede un intervento strutturale e sistematico per migliorare le condizioni di detenzione. Nonostante lo Stato italiano destini oltre 3 miliardi di Euro all’anno all’Amministrazione Penitenziaria, il sistema carcerario continua a soffrire di un sovraffollamento cronico ed è penalizzato da una gestione inefficace delle risorse. È quanto emerge dal Paper che affronta la necessità di passare dalle esperienze progettuali alle azioni di sistema.
TASSO DI SOVRAFFOLAMENTO
Secondo il rapporto, il tasso di affollamento reale nelle carceri italiane ha raggiunto il 119% nel 2023, con picchi che superano il 190% in istituti come quello di Lucca. Tale sovraffollamento non solo ostacola la gestione quotidiana delle strutture, ma riduce anche drasticamente le opportunità per i detenuti di partecipare a programmi di istruzione, formazione e lavoro, fondamentali per il loro reinserimento sociale. Il sovraffollamento comporta anche una maggiore incidenza di eventi critici, come violenze, aggressioni, autolesionismi e suicidi, che minano la sicurezza sia dei detenuti che del personale degli istituti penitenziari.
POSSIBILE RISOLUZIONE
Nelle carceri italiane esistono spazi per il lavoro e la formazione che sono ad oggi inutilizzati, a causa della carenza di infrastrutture e opportunità per attività di reinserimento. Per migliorare la situazione attuale, il PNRR ha stanziato 132,9 milioni di Euro entro il 2026 per costruire e ottimizzare padiglioni e spazi all’interno delle carceri, creando 640 nuovi posti detentivi.
TASSO DI RECIDIVITA’
Uno degli aspetti più critici del sistema carcerario italiano è infatti l’elevato tasso di recidività dei detenuti. Attualmente, il 60% dei detenuti in Italia ha già avuto almeno un’esperienza precedente in carcere. Tuttavia, i dati suggeriscono che il coinvolgimento in attività lavorative possa ridurre significativamente questa percentuale (fino al 2%) per i detenuti che hanno avuto possibilità di accesso a un’occupazione stabile durante la reclusione.
LA PARTNERSHIP CON LE IMPRESE
Queste collaborazioni -Partnership Pubblico-Private (PPP)- costituiscono strumenti fondamentali per permettere ai detenuti di acquisire competenze professionali spendibili sul mercato del lavoro, migliorando le loro prospettive di reintegrazione. Attualmente, solo il 33% dei detenuti in Italia è coinvolto in attività lavorative.
Tra le proposte avanzate nel Paper per migliorare l’efficacia del sistema carcerario e ridurre la recidiva, vi sono:
- Promuovere un accordo tra Ministeri e Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) per un quadro d’azione comune con interventi organizzativi e formativi;
- Creare centri di servizi e competenze nelle carceri, in collaborazione con DAP, imprese e cooperative, per la formazione di detenuti e personale;
- Stipulare accordi strategici a lungo termine tra carceri, organizzazioni esterne, imprese pubbliche e Pubblica Amministrazione;
- Replicare casi virtuosi in altri istituti, diffondendo circuiti carcerari aperti e misure alternative di detenzione;
- Rafforzare la collaborazione tra Direzioni carcerarie, Enti locali ed ecosistemi regionali;
- Adottare misure per garantire continuità tra formazione e lavoro durante e dopo la detenzione, potenziando gli incentivi per la reintegrazione.
In conclusione, il CNEL e TEHA ribadiscono la necessità di un intervento coordinato e sistemico per trasformare il lavoro carcerario in un vero strumento di rieducazione e reintegrazione sociale. Un sistema più aperto e integrato con il tessuto socioeconomico del Paese potrebbe non solo migliorare la sicurezza e il benessere dei detenuti, ma anche generare un impatto positivo sull’intera società, riducendo il tasso di recidiva e favorendo il recupero di capitale umano altrimenti destinato all’emarginazione.



