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Addio a Evaristo Beccalossi, genio libero del calcio: il ricordo commosso dell’amico oltre il campione

Il calcio italiano perde oggi, 6 maggio 2026, uno dei suoi interpreti più liberi e geniali: Evaristo Beccalossi si è spento a pochi giorni dal suo 70° compleanno, che avrebbe celebrato il 12 maggio. Una scomparsa che lascia un vuoto profondo non solo tra i tifosi, ma anche tra chi ha avuto il privilegio di conoscerlo come uomo.

Nato a Brescia nel 1956, Beccalossi cresce calcisticamente nel Brescia Calcio, mettendo subito in luce un talento fuori dagli schemi: tecnica sopraffina, visione di gioco e un modo di interpretare il ruolo di trequartista che lo rendeva unico. Dopo le prime esperienze tra Serie B e Serie A, la svolta arriva con il trasferimento all’Inter, dove diventa uno dei simboli della squadra tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80.

In nerazzurro conquista lo Scudetto nella stagione 1979-1980, entrando nella storia dell’Inter come uno dei protagonisti di quell’impresa. Indossando la maglia numero 10, Beccalossi incarna un calcio creativo e istintivo, capace di accendere lo stadio con giocate imprevedibili e decisive. Nonostante un talento riconosciuto da tutti, la sua carriera è sempre stata fedele a una filosofia personale: libertà, autenticità e rifiuto degli schemi troppo rigidi, caratteristiche che lo hanno reso amatissimo dal pubblico.

Ha vestito anche le maglie di squadre come la Sampdoria e il Monza, prima di concludere la carriera tornando alle origini. Nel corso degli anni è diventato un simbolo di un calcio romantico, lontano dalle logiche moderne, dove il talento individuale era espressione pura di passione.

Il suo stile ha conquistato anche i più grandi: Diego Armando Maradona ne stimava profondamente le qualità tecniche, riconoscendone il talento raro e autentico.

Oggi, mentre il mondo del calcio lo ricorda come campione, noi siamo vicini alla sua famiglia in questo momento di grande dolore, condividendo il cordoglio per la perdita di un uomo che ha lasciato un segno indelebile.

Ciao Becca, amico indimenticabile. Alla sua famiglia, vi siamo vicino. 


Il ricordo di Sabrina Marrano, direttore de L’Opinionista News

“Oggi molti piangono il calciatore, noi piangiamo l’amico. Un amico che ci è stato accanto in momenti personali di grande sofferenza e con il quale abbiamo vissuto momenti di grande gioia, creando tanti progetti che ora, senza di lui, hanno il gusto amaro della nostalgia.

Io e il mio compagno Antonino, suo amico fraterno, abbiamo avuto il privilegio di conoscere l’uomo, oltre il calciatore. Una persona di grande semplicità e intelligenza, che amava le cose semplici, che non era attaccato alle cose materiali, che ha sempre donato se stesso oltre l’apparenza.

Amava essere libero, non accettava costruzioni artificiali della realtà. Viveva in un mondo che è il sogno di tanti, ma non ne è mai stato schiavo, riconoscendo il valore dei pochi rapporti veri.

Era un uomo che amava il pallone nella sua genuinità: per lui essere calciatore significava felicità, semplicità, il piacere autentico del ‘fare rete’. Un uomo di grande generosità, sempre fedele a se stesso e ai suoi valori. Un bresciano nell’anima, simbolo di un calcio che oggi non esiste più.


Con Evaristo Beccalossi se ne va un pezzo di storia del calcio italiano, ma resta viva l’eredità di un uomo che ha saputo essere, prima di tutto, autentico.

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