Ad oltre un secolo dalla sua scomparsa raccontiamo il padre della cucina italiana moderna, capace con un libro che ha fatto storia di divulgarla in tutto il Paese
Il 1861 ha riunito l’Italia da un punto di vista politico, ricomponendo una Penisola che, per secoli, aveva subito continue frammentazioni tra un’invasione e l’altra. Tre decenni dopo, nel 1891, il gastronomo romagnolo Pellegrino Artusi decise di unire il Paese anche a tavola. Pubblicò così, di tasca propria, “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, poiché non aveva trovato editori disposti a sostenere il progetto.
Artusi nacque nel 1820 a Forlimpopoli, nella zona tra Cesena e Forlì, all’interno di una famiglia benestante. Nel 1851 si trasferì a Firenze, dopo che il noto brigante Stefano Pelloni, meglio conosciuto come il Passatore, aveva saccheggiato la sua casa. Grazie alla propria sostanziosa rendita, all’età di quarantacinque anni iniziò a scrivere saggi di argomento letterario, generalmente ignorati dal pubblico. Tra questi figurava anche una biografia del poeta Ugo Foscolo.
Con “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, l’autore divenne un punto di riferimento imprescindibile per generazioni di cuochi e critici e per l’intera cultura gastronomica italiana. La sua fama rimane ancora oggi consolidata, sebbene sia trascorso più di un secolo dalla sua morte. Artusi morì infatti nel 1911, alla veneranda età di novantuno anni.
Già con la prima edizione vendette mille copie e contribuì a diffondere le tradizioni culinarie della Penisola. Il volume raccoglieva 790 ricette provenienti dalle diverse regioni, accompagnate da numerosi aneddoti e da uno spiccato senso dell’ironia. Lo dimostra la frase: “Con questo manuale pratico basta si sappia tenere un mestolo in mano”. Questa sorta di slogan promuoveva la possibilità, per chiunque, di imparare a cucinare le numerose pietanze presentate nel libro.
Nel volume Artusi adottò inoltre un modello linguistico vicino all’italiano standard. In questo modo contribuì a trasmettere il senso dell’unità nazionale attraverso mestoli e fornelli. Negli anni successivi, fino alla sua morte, curò personalmente le numerose riedizioni, quindici in totale. Consolidò così la propria fama tra gli esperti del settore e, grazie alle traduzioni nelle principali lingue straniere, oltrepassò i confini nazionali.
A più di un secolo dalla scomparsa dell’autore, l’opera di Artusi rappresenta ancora un classico, una sorta di “libro sacro” della gastronomia nazionale. Appassionati e professionisti continuano a consultarla grazie a un approccio ancora attuale, fondato sulla semplicità e sulla cura degli ingredienti. Attraverso questi elementi, Artusi valorizza la cucina anche nella sua dimensione domestica.
Mauro Storace




