Intervista a Linnea Merzagora, responsabile del Progetto
Green Film nasce nel 2017 da un’idea della Trentino Film Commission. Nel giro di pochi anni si è evoluta, passando da un pionieristico esperimento regionale a standard di riferimento per la sostenibilità ambientale in Europa.
Il progetto si basa su un disciplinare fornito ai produttori audiovisivi. Il documento contiene linee guida per rendere le riprese sui set maggiormente sostenibili. Tutto avviene sotto la supervisione di un Sustainability Manager appositamente incaricato e insieme a una fitta rete di organismi di verifica.
Le azioni previste spaziano dal risparmio energetico ai trasporti, passando per gli alloggi, il catering e la scelta dei materiali. Vengono considerati anche gli aspetti di sostenibilità sociale e di comunicazione.
Green Film funge anche da strumento di networking, favorendo collaborazioni e spingendo enti e operatori a muoversi verso una direzione comune. Ad oggi conta più di 380 opere all’attivo tra Italia, Unione Europea e aree extra-UE.
Per approfondire ulteriormente il progetto abbiamo intervistato Linnea Merzagora, responsabile del Progetto Green Film:
Oltre all’ambiente, quanto incide davvero il protocollo Green Film sul risparmio economico di un set?
Tra il 2021 e il 2023 Trentino Film Commission ha coordinato Green Film Research Lab, un progetto di ricerca in collaborazione con APPA (Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente della Provincia autonoma di Trento), con il supporto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. La ricerca è stata concepita con l’obiettivo di quantificare i benefici ambientali in termini di riduzione delle emissioni associate all’applicazione di ciascun criterio del disciplinare Green Film e l’impegno economico aggiuntivo necessario per soddisfarli. Oltre alla conferma che l’applicazione dei criteri del disciplinare Green Film permette di ridurre gli impatti ambientali in termini di emissioni, lo studio ha dimostrato che l’applicazione del disciplinare comporta, il più delle volte, anche un risparmio economico, soprattutto per quanto riguarda la riduzione dei consumi energetici, l’ottimizzazione dei trasporti, l’uso dei materiali. La riduzione degli sprechi (copie carta, scenografie non riutilizzabili, pasti eccedenti) e una logistica più razionale generano risparmi economici immediati, non solo benefici ambientali.
Qual è oggi il freno principale che impedisce a un produttore di scegliere la strada ecosostenibile?
Il principale ostacolo è l’idea errata che la sostenibilità comporti costi aggiuntivi e particolari complessità operative, come rallentamenti, burocrazia aggiuntiva o conflitti con il piano di produzione. In realtà, come anticipato sopra, i criteri Green Film riducono le emissioni climatiche senza aumentare l’impegno economico e spesso con risparmi netti. Il problema, quindi, non è il costo reale, ma la mancanza di preparazione e di consapevolezza, oltre che l’inserimento tardivo del protocollo nel flusso produttivo. Con un’attenta preparazione, coinvolgendo la figura del Sustainability Manager nei tempi giusti e ben prima di entrare in produzione, l’applicazione del protocollo non solo non rallenta i set, ma può anzi aiutare a ottimizzare anche molti aspetti della logistica.
Secondo i dati raccolti, qual è l’abitudine più difficile da scardinare per chi lavora sul set?
Una delle criticità più persistenti riguarda i trasporti, che restano una delle principali fonti di emissioni sui set. L’uso dell’auto privata e la resistenza a soluzioni condivise o pianificate (car pooling, mezzi collettivi, alloggi più vicini al set) sono comportamenti difficili da cambiare perché legati ad abitudini consolidate più che a limiti tecnici. Un’altra abitudine difficile da scardinare è quella dell’utilizzo del generatore, anche se spesso è possibile trovare soluzioni alternative attraverso allacci temporanei che, oltretutto, permettono anche di abbattere i costi.
Quanto conta la preparazione delle maestranze per rendere i dati del Research Lab applicabili nel quotidiano?
La collaborazione delle maestranze è indispensabile all’implementazione dei criteri individuati da Green Film all’interno del proprio disciplinare. Penso, ad esempio, al fatto di bere dalla propria borraccia, adattarsi al car-pooling o differenziare i rifiuti. Sono tutte azioni che richiedono un’intenzionalità anche da parte del singolo. Per questo è necessario fare formazione. Si può intervenire attraverso percorsi dedicati, sessioni pubbliche nei momenti di settore come festival e mercati, oppure tramite i cosiddetti “kick off meeting” dedicati alla sostenibilità all’avvio dei singoli progetti.
A che punto siamo con l’unificazione delle regole green per le co-produzioni tra diversi Paesi?
Creative Europe (il programma quadro della Commissione Europea dedicato al sostegno dei settori culturali e creativi) ha recentemente sviluppato uno strumento a supporto delle produzioni audiovisive per il calcolo della propria impronta di carbonio, che fornisce un metodo di calcolo e dati armonizzati tra i vari paesi (il MEDIA carbon Calculator). Calcolare l’impronta di carbonio è però solo un primo passo. Attuare delle strategie concrete per ridurre il proprio impatto è la strada che con Green Film abbiamo da sempre cercato di promuovere, fornendo istruzioni chiare e indicazioni di azioni concrete da compiere.
Non esiste ancora un sistema unico a livello europeo, anche se sempre più paesi stanno prendendo la strada della condizionalità dei finanziamenti, vincolandoli a un impegno concreto da parte dei produttori nei confronti dell’ambiente, sia attraverso misure obbligatorie (Germania), sia attraverso incentivi (come Italia, Spagna o Portogallo).
Per promuovere un’armonizzazione delle pratiche esistono dei gruppi di lavoro pan-europei, di cui Green Film è parte attiva – ad esempio CineRegio Sustainability, o il Sustainability Study Group di Eurimages. L’obiettivo di questi gruppi è quello della condivisione di buone pratiche e la promozione di strumenti comuni. È nata, ad esempio, la collaborazione tra Green Film ed Ecoprod per lo sviluppo di uno standard internazionale di sostenibilità dedicato all’animazione (ANiMPACT). Si tratta di un’iniziativa che, attraverso un processo collaborativo di due anni che coinvolge studi, produttori, istituzioni ed esperti di sostenibilità, mira a fornire un quadro comune, chiaro e allineato a livello internazionale, per sostenere la transizione ecologica dell’industria dell’animazione.
Il punto focale che emerge dalle parole di Linnea Merzagora è dunque che la transizione ecologica dell’audiovisivo non passa solo dai grandi investimenti tecnologici o monetari, ma soprattutto da un cambio di mentalità. Se, come dimostra il Research Lab, l’ecosostenibilità genera risparmio e ottimizzazione, l’unico vero ostacolo rimane l’abitudine. Green Film allora si pone come il ponte necessario tra il passato e il futuro del set, dimostrando che la qualità di un’opera si misura anche dalla sua capacità di rispettare il mondo che sceglie di raccontare.
Simone Marrone




