Intervista ad Antonio Parente – Direttore Fondazione Apulia Film Commission
Nel corso degli ultimi anni, la Regione Puglia è riuscita ad affermarsi sempre più come un punto di riferimento per il panorama cinematografico nazionale e internazionale, trasformando il territorio e il Bif&st (Bari International Film&TV Festival) in un hub industriale di crescente rilevanza per l’intera filiera audiovisiva. A poche settimane dal termine dell’ultima edizione del festival, Antonio Parente, Direttore della Fondazione Apulia Film Commission, illustra i pilastri di questa crescita strategica: dall’evoluzione del festival alla sfida tecnologica della “Fase 2”. Un’analisi su come la Fondazione stia costruendo un ecosistema solido per le maestranze e le nuove generazioni di cineasti, rendendo l’audiovisivo un asset strutturale per il futuro del territorio.
In che modo l’Apulia Film Commission e il Bif&st contribuiscono alla crescita dell’industria cinematografica locale, oltre all’aspetto culturale e promozionale?
Apulia Film Commission e Bif&st sono diventati un’unica entità grazie alla volontà della Regione Puglia di istituzionalizzare la manifestazione. Con l’acquisizione del brand, il festival è diventato a tutti gli effetti una produzione esclusiva della Fondazione: un passaggio che evolve le attività istituzionali di Apulia Film Commission, affiancando al sostegno industriale la missione statutaria di promozione e divulgazione culturale. Si completa così la filiera regionale, che ora non riguarda più solo lo sviluppo e la produzione, ma anche la gestione diretta di uno dei principali eventi cinematografici del Paese. Un asset strategico che trasforma Bari e la Puglia in un hub centrale, capace di attrarre autori e distributori in modo inedito rispetto al passato.
Come descriverebbe oggi lo stato di salute dell’industria cinematografica e audiovisiva in Puglia?
Superata la fase critica legata alle riforme dei finanziamenti al settore, la Regione Puglia ha consolidato il ruolo dell’Apulia Film Commission come organismo intermedio. Questa scelta strategica ha permesso di canalizzare i fondi comunitari verso le imprese audiovisive, attirando con successo sia il cinema indipendente sia le grandi produzioni delle piattaforme streaming. Grazie a una politica lungimirante, la Puglia ha saputo dotarsi di strumenti robusti per competere su scala globale, stabilendo un rapporto sistematico con l’industria cinematografica degli Stati Uniti. Questo legame permette oggi di ospitare regolarmente i grandi studios americani, garantendo un incoming costante che prescinde dalle fluttuazioni politiche nazionali. Un risultato ottenuto non solo tramite il sostegno economico, ma soprattutto investendo sull’efficienza dei servizi e sulla capacità di dialogare con le major di Hollywood.
Quali sono stati, secondo lei, i risultati più significativi raggiunti dalla Film Commission negli ultimi anni?
Le politiche della Fondazione hanno generato una vera e propria industria dell’audiovisivo, strutturata attorno ad associazioni di categoria che rappresentano imprese consolidate e maestranze d’eccellenza. Grazie a un know-how in costante crescita, il territorio pugliese è diventato un “porto sicuro” non solo per la solidità finanziaria, ma anche per l’avanguardia tecnologica, con settori come l’animazione e la produzione digitale che si stanno radicando profondamente. A questo asset si aggiunge un forte impegno sul fronte formativo: attraverso gli ITS (Istituti Tecnici Superiori), la Regione forma sistematicamente professionisti specializzati nei vari cluster del comparto, garantendo alla filiera maestranze qualificate e una competitività strutturale pronta per le sfide del futuro.
Che tipo di opportunità offre oggi la Puglia ai giovani che vogliono lavorare nel cinema e nell’audiovisivo?
Intraprendere questa carriera richiede oggi una solida dose di ambizione e spirito di sacrificio. Siamo a un nuovo punto di partenza: l’avanzamento tecnologico e la “dematerializzazione” del set, in piena era di Intelligenza Artificiale, segnano l’inizio della “Fase 2” dell’audiovisivo pugliese. La sfida cruciale sarà connettere i successi degli ultimi vent’anni con le trasformazioni dei prossimi venti, integrando la tradizione del cinema indipendente con l’innovazione richiesta dai grandi player globali. L’upgrade tecnologico è il terreno su cui si giocherà la competitività di ogni territorio; per i giovani, dunque, il fulcro sarà implementare competenze digitali avanzate senza però dimenticare la grande eredità del cinema italiano. La Puglia punta a diventare un ecosistema completo: un luogo dove la tecnologia più sofisticata incontra la libertà narrativa delle nuove generazioni di cineasti, offrendo loro non solo gli strumenti per lavorare, ma anche lo spazio per raccontare storie originali e protette. Un connubio necessario tra avanguardia tecnica e identità d’autore.
Qual è la visione di Apulia Film Commission per il futuro dell’industria cinematografica pugliese nei prossimi anni?
Sotto la guida del Consiglio di Amministrazione e della presidente Annamaria Tosto, la Fondazione ha riformato le proprie procedure, adeguandosi alla contemporaneità sia sul piano giuridico che strategico. Il nuovo piano triennale punta a concretizzare un upgrade tecnologico dell’intera industria audiovisiva regionale, promuovendo al contempo un racconto dei cineasti pugliesi che sia valore aggiunto per il sistema cinema nazionale e internazionale. Ho avuto di recente l’opportunità di andare in California con cinque dei nostri cineasti e il viaggio ha confermato che la nostra visione riscuote attenzione anche a livello statunitense e globale: l’obiettivo per il futuro è quindi difendere questo posizionamento, continuando a proteggere e valorizzare le maestranze e gli autori della nostra regione.
In che modo il Bif&st può evolvere nei prossimi anni per rimanere un punto di riferimento non solo culturale ma anche industriale?
L’evoluzione del Bif&st poggia sulle intuizioni del fondatore Felice Laudadio e sulle linee strategiche di Oscar Iarossi, volte a consolidare il ruolo della manifestazione nel panorama cinematografico italiano. L’obiettivo per i prossimi anni è l’apertura ai linguaggi della cinematografia del Mediterraneo — coinvolgendo paesi come Spagna, Francia, Grecia e l’area del Nord Africa — affinché la Puglia possa trasformarsi nell’hub naturale per i progetti che nascono all’interno di questo bacino. Un’espansione che punta a rendere il festival un centro nevralgico di interscambio non solo culturale, ma anche industriale per l’intera area.
Se dovesse sintetizzare in poche parole il valore del Bif&st per la Puglia, cosa direbbe a chi non lo conosce ancora?
Il Bif&st è una realtà che vanta una storia solida quasi quanto quella dell’Apulia Film Commission, ma che oggi ha saputo evolvere il proprio DNA e le proprie ambizioni per rispondere alla contemporaneità. Giunto alla sua 17ª edizione, il festival si conferma come un luogo di confronto privilegiato dove l’audiovisivo, il dialogo e l’intrattenimento si fondono riuscendo a coinvolgere un pubblico sempre più vasto e appassionato.
Simone Marrone



