HomeEventiGino Paoli, un artista oltre i confini

Gino Paoli, un artista oltre i confini

A pochi giorni dalla sua scomparsa ripercorriamo le vicende di un cantautore di fama internazionale.

La dipartita di Gino Paoli, avvenuta la scorsa settimana, non è soltanto la perdita di uno dei più grandi cantautori italiani della seconda metà del Novecento. È il segno tangibile della fine di un’epoca. Con lui cala il sipario su una certa idea di cantautorato, capace di dare voce alle inquietudini e ai sogni di più generazioni.

Sebbene fosse nato a Monfalcone, in provincia di Gorizia, nel 1934, Paoli è stato uno dei massimi esponenti della scuola genovese. Insieme a Luigi Tenco, Umberto Bindi, Bruno Lauzi e, successivamente, Fabrizio De André, contribuì a trasformare la canzone italiana. La retorica melodica tradizionale lasciò spazio a una scrittura più essenziale e intimista, più simile alla poesia che all’intrattenimento.

In questo cambiamento furono evidenti gli echi degli chansonnier francesi. Probabilmente, per vicinanza geografica, le loro canzoni arrivavano prima che altrove nel capoluogo ligure tramite la radio. Come i loro cugini d’Oltralpe — tra cui Georges Brassens, Jacques Brel e Charles Aznavour — anche i genovesi mettevano al centro il testo, il racconto e la confessione intima.

Questa parentela artistica, in Paoli, si declinava in modo peculiare. Vi era meno teatralità e drammaticità rispetto ai francesi. Il suo stile era più sospeso e pudico, quasi astratto. La sua voce, non potente ma inconfondibile, restituiva una dimensione privata trasformata in elemento stilistico. Questo aspetto emerge chiaramente in canzoni come Il cielo in una stanza, Senza fine o La gatta. In questi brani le emozioni sono trattenute fino al limite e, forse proprio per questo, appaiono ancora più intense.

Questa rielaborazione asciutta della musica transalpina diede vita anche a numerosi riadattamenti in lingua italiana. Tra i più famosi vi sono Non andare via, tratta da Ne me quitte pas di Brel; Devi sapere, adattamento di Il faut savoir di Aznavour; e Col tempo, versione italiana di Avec le temps di Léo Ferré.

La capacità di Gino Paoli di rappresentare una musica di respiro internazionale e popolare, senza essere commerciale, lo ha portato negli ultimi quindici anni a collaborare con il pianista jazz Danilo Rea. Insieme hanno reinterpretato il repertorio del cantautore negli album Un incontro di jazz (2011), Due come noi che… (2012) e 3 (2017).

Durante i concerti, Paoli sceglieva spesso i brani sul momento. Rea li rielaborava attraverso l’improvvisazione jazzistica, mantenendo però uno stile fedele al minimalismo paoliano.

A ribadire il cosmopolitismo dell’artista vi sono anche le esibizioni all’estero. Il culmine arrivò nel 2007 con il concerto al Teatro Coliseo di Buenos Aires, in un paese caratterizzato da una delle principali comunità italofone del mondo.

Con Gino Paoli muore, oltre a una brillante stagione artistica, un modo di concepire la canzone come un atto quasi artigianale. Un’esperienza domestica, esercitata attraverso il pianoforte e pochi accordi, ma capace di comunicare emozioni.

Mauro Storace

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