Sono sempre di più le opere cinematografiche che inseriscono brand all’interno delle proprie storie, una strategia che si rivela sempre più efficace
Con l’avvicinarsi della novantottesima edizione della Notte degli Oscar – che si svolgerà a Los Angeles il 15 marzo – riportiamo alla memoria ben tre film, che si sono aggiudicati l’ambita statuetta: E.T. L’Extraterrestre, La Grande Bellezza e Parasite oltre a Ritorno al Futuro II. Non solamente per l’indubbio valore artistico – unito al successo commerciale – queste pellicole meritano di essere ricordate ma anche, seppur in maniera indiretta, come veicoli pubblicitari. Con il passare del tempo, infatti, la ricerca di visibilità ha portato i marchi ad espandere il proprio raggio d’azione al di là di spot televisivi o manifesti nelle vie urbane o sulle pagine dei giornali Così la pubblicità, specie negli ultimi decenni, è entrata nella Settima Arte attraverso quella strategia chiamata product placement, attraverso la quale far comparire i propri prodotti nelle inquadrature dei film o addirittura rendendoli funzionali alla trama.
Partendo da E.T. L’Extraterrestre – quattro premi Oscar su ben nove nomination nel 1983 – grazie alla scena in cui l’alieno raccoglie le caramelle cadute sul pavimento, è riuscito a far crescere del 65% la vendita delle Reese’s Pieces, marchio concorrente delle M&M’s – seppur con il burro di arachidi al posto del cioccolato – seconda scelta a dire il vero dopo il rifiuto di queste ultime di fornire alla produzione i propri prodotti.
Sempre sotto la supervisione di Steven Spielberg, mago del cinema degli anni ’80, stavolta in veste di produttore, merita una menzione a parte il film del 1989 Ritorno al futuro II, seguito del fortunato classico di quattro anni prima – sempre diretto da Robert Zemeckis – che si aggiudicò il premio per miglior sono su quattro nomination. In esso trovano spazio la multinazionale dei giocattoli Mattel, addirittura sll’hoverboard, mentre Michael J. Fox in una scena indossa delle scarpe Nike completamente immacolate e con il marchio luminoso. Infine come nel primo episodio, ricompare Pepsi Cola, brand che in quegli anni stava incrementando la propria fetta di mercato ai danni di Coca Cola.
Nel 2014, quando ormai il product placement è una strategia consolidata, è il turno dell’Italia di vincere l’Oscar come Miglior Film Straniero con il lungometraggio di Paolo Sorrentino La Grande Bellezza. In diverse scene, tra cui quella sul terrazzo in cui Jep Gambardella demolisce l’arroganza della giornalista radical-chic – interpretata da Galatea Ranzi – si può riconoscere il tappo squadrato dell’Amaretto di Saronno.
Sei anni dopo la medesima nomination, rivolta in realtà ai miglior film in lingue diverse dall’inglese, con altrettanta vittoria spetta al thriller sudcoreano Parasite. L’arredamento lussuoso ma minimale della villa che i disagiati protagonisti finiscono per occupare, vede all’interno della cucina, l’utilizzo di ben due cappe dell’azienda veneta Falmec tra cui la Lumen Isola 175, situata al centro della stanza, e il monoblocco a parete Altair.
La strategia del product placement è sempre più in crescita: chissà mai che un giorno nasca anche una nomination per il migliore utilizzo di prodotti e marchi all’interno di un film?








