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Una tesi in ricordo di Cristina Mazzotti: il lavoro di ricerca di Cristina Ceruti nella 34ª Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie

Oggi ricorre la 34ª Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, promossa da Libera e Avviso Pubblico, un momento di riflessione e raccoglimento che, attraverso la lettura dei nomi delle vittime, le testimonianze dei familiari e approfonditi le questioni relative alle mafie e corruzione, anno dopo anno dà alla memoria il ruolo centrale che deve avere in quanto strumento di verità e giustizia, gettando il seme di una nuova speranza.

In questa giornata ricordiamo un caso di cronaca che sconvolse il nostro territorio, quello di Cristina Mazzotti, che aveva solo 18 anni quando venne rapita a scopo di estorsione la notte del primo luglio del 1975, a Eupilio, nel Comasco, divenendo la prima donna al nord vittima dell’anonima calabrese. 

Sopravvisse per un mese. Il corpo venne sepolto in una discarica a Galliate, nel Novarese. 

A rinvenire il corpo il padre di Cristina Ceruti, oggi dipendente di GlobalWafers – MEMC come operatrice nel reparto lucidatura nello stabilimento di Novara, che ha recentemente raggiunto l’importante traguardo della Laurea in Criminologia, con una tesi incentrata sulle tecniche investigative di indagine dal 1975 ad oggi, prendendo in esame il caso di Mazzotti, di cui condivide il nome proprio in onore della giovane ragazza vittima innocente del ‘ndrangheta:

“Il primo settembre del 1975 Cristina venne ritrovata alla discarica di Galliate dove mio papà, all’epoca dipendente di un’impresa funebro, andò a recuperare il corpo e rimase scioccato da questa vicenda, decidendo così di repertare ogni foglio di giornale locale e nazionale. Il caso diventò nazionale anche perché in quegli anni si prese coscienza del fatto che la ‘ndrangheta, e comunque le mafie in generale, avevano ramificato i loro tentacoli di criminalità anche nel Nord, quando invece si pensava che potessero operare solo nelle loro zone di residenza”, ci racconta Ceruti.

Il nome che lega queste due donne è diventato come un filo che le tiene unite, anche senza essersi mai conosciute: “Nel maggio del 1977 si era chiuso il processo ai sequestratori e a novembre di quello stesso anno sono nata io. Per me Cristina è stata come una sorella. Sono cresciuta sentendo la sua storia, ascoltando i racconti che mio padre ne faceva, mostrandomi quanto aveva raccolto nel tempo – prosegue – Ne abbiamo sempre parlato con molta familiarità. Cristina era ed è una parte di me, a partire dal nome”.

Già da tempo Cristina è impegnata anche sul territorio in un’opera di divulgazione presso le scuole in un percorso con i giovani e per la legalità, in ricordo della giovane Cristina Mazzotti e di tutte le vittime innocenti della mafia, che oggi la nostra azienda ricorda stringendosi attorno a tutte le famiglie che sono state toccate dal dolore della perdita per mano della criminalità organizzata.

Nonostante un lavoro su turni, la dipendente GlobalWafers ha deciso di iscriversi alla Facoltà di Giurisprudenza, laureandosi in Servizi Giuridici con un curriculum di Criminologia con l’obiettivo di chiudere un cerchio, cioè fare una tesi su Cristina e portare avanti questa memoria che lei definisce in movimento: “Perché la memoria deve essere in movimento, quindi parlare e portare in ricordo sempre le persone che hanno dato significato a un qualcosa, sia nelle persone sia negli eventi”.

Oggi la memoria di Cristina è portata avanti anche dalla Fondazione Cristina Mazzotti, nata l’anno della morte di Cristina e che da allora ha sempre lavorato per contrastare la diffusione di condotte antisociali tra i giovani e favorire l’inserimento attivo di persone mature ed equilibrate nella comunità civile. Lo scopo ultimo è l’elevamento morale, culturale ed educativo degli individui.

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