Sotto il cielo grigio, il film scritto e diretto da Mara Tamkovich, in concorso al 42° Torino Film Festival e al cinema dal 28 Novembre 2024, è ispirato a una storia vera, quello della giornalista Katsiaryna Andreyeva condannata a 8 anni di detenzione, e tuttora ancora in carcere, per aver trasmesso nel 2020 in diretta streaming le proteste di massa seguite alle elezioni truccate di Lukashenko.
«Sotto il cielo grigio è un tentativo di riflettere – dichiara la regista Mara Tamkovich – sul modo in cui la protesta del 2020 in Bielorussia ha spostato il paradigma dalla stagnazione autoritaria al pieno terrorismo e di cercare modi per sopravvivere ad essa. Ciò che cerco nei miei personaggi è quella prospettiva umana su come sopravvivere al terrore e rimanere fedeli a se stessi. Cosa può avere una singola persona per opporsi al sistema? Non mi interessa dipingere un quadro idolatrato di una lotta legittima, ma piuttosto cercare quel qualcosa che non permetta ai miei personaggi di arrendersi nonostante il potere schiacciante del sistema, perché è lì che sta la speranza. La storia raccontata in “Sotto il cielo grigio” è ispirata a persone reali, i giornalisti Katsiaryna Andreyeva e Igor Ilyash. Katsiaryna è in prigione a causa del suo lavoro e Igor resta in Bielorussia sotto costante minaccia».
LA VERA STORIA
Il 15 novembre 2020, Katsiaryna Andreyeva (giornalista del canale televisivo Belsat) stava trasmettendo le proteste politiche in corso a Minsk. Katsiaryna e la sua cameraman (Darya Chultsova) sono state individuate da un drone della polizia e successivamente arrestate. Sono state condannati a 7 giorni di custodia amministrativa. Tuttavia, prima del loro rilascio, sono state mosse contro di loro nuove accuse penali. Il 18 febbraio 2021 sono state condannate a 2 anni di reclusione per presunta organizzazione di una rivolta.
Darya è stata rilasciata nel 2022, dopo aver scontato l’intera pena. Katsiaryna ha dovuto affrontare un’altra accusa, questa volta di alto tradimento. I dettagli di questa accusa sono stati tenuti segreti ed è stata dichiarata colpevole durante un processo a porte chiuse. È stata condannata a un totale di 8 anni e 3 mesi di reclusione dopo la sua seconda condanna.
Anche il marito di Katsiaryna (Igor Iljash, giornalista e commentatore indipendente) è stato arrestato più volte dopo l’arresto della moglie. Nonostante le vessazioni da parte dei servizi statali bielorussi, Igor non ha lasciato il paese. È al fianco di sua moglie e, per quanto possibile, la aiuta a sopravvivere. Dal 2020, oltre 136.000 bielorussi hanno subito varie forme di persecuzione politica.
Il produttore Katarzyna Ocioszyńska dichiara: « Il film si riferisce agli eventi reali del 2020 in Bielorussia, che hanno attirato l’attenzione dei media di tutto il mondo, ma racconta anche una storia molto personale e universalmente riconoscibile di amore, devozione, sacrificio e dignità umana. È ancora più commovente se teniamo conto del fatto che Katsiaryna Andreyeva, la giornalista che ha ispirato la protagonista femminile, sta attualmente scontando una terribile pena detentiva».
La morale del film evidenzia la resilienza umana contro i regimi autoritari e il potere della testimonianza nel cercare giustizia, anche a costo di enormi sacrifici personali. La pellicola si ispira a eventi reali, rendendo ancora più potente il suo messaggio di resistenza e speranza per un futuro più giusto.



