HomeDove si va a cenaPit’sa: la pizzeria di Bergamo dove inclusività e sostenibilità si incontrano

Pit’sa: la pizzeria di Bergamo dove inclusività e sostenibilità si incontrano

Sette ragazzi con sindrome di Down servono pizze realizzate con materie prime sostenibili e di origine vegetale, ottenute da agricoltura genuina e non da allevamenti intensivi: questo è Pit’sa, il progetto di Giovanni Nicolussi e di sua moglie, Valentina Giacomin, che hanno aperto in via Pitentino 6 a Bergamo una realtà dove il tema dell’inclusività sposa i valori della sostenibilità e genuinità dei prodotti.

PIT’SA E IL PROGETTO DI INCLUSIONE

Pit’sa non è solo una pizzeria un po’ speciale, ma un vero a proprio percorso studiato per avvicinare i ragazzi con sindrome di Down al mondo del lavoro, aiutandoli a portare normalità nella loro vita, con la speranza di un futuro fatto di uguaglianza e grandi successi.

Ad appoggiare l’opportunità offerta da una realtà come Pit’sa c’è CoorDown, un coordinamento nato nel 1987 con lo scopo di promuovere azioni di comunicazione condivise tra le diverse organizzazioni italiane impegnate nella tutela e nella promozione dei diritti delle persone con sindrome di Down, a parte dal loro progetto specializzato sul mondo dell’inserimento lavorativo Hiring Chain.

“Questo lavoro cambia la mia vita perché mi serve per crescere, per partecipare e conoscere le persone”, racconta Paolo, uno dei ragazzi coinvolti nel progetto di Pit’sa.

L’ideatrice Valentina racconta dei mesi che hanno preceduto l’apertura, durante i quali hanno selezionato i sette ragazzi che lavorano al ristorante: «Ci siamo conosciuti, li abbiamo formati. Il loro sogno è essere autonomi, ma la nostra società non glielo consente. Noi vogliamo dar loro una mano».

INGREDIENTI DI QUALITÀ, ETICI E VEGETALI

Ma Nicolussi e Giacomin non si sono fermati qui: oltre al progetto sociale, Pit’sa è anche un laboratorio gastronomico, dove la pizza, parte fondamentale dell’identità culturale e culinaria del nostro Paese, incontra il mondo vegetale: il prodotto di punta, per esempio, è realizzato e condito con ingredienti di origine vegetale, come il formaggio a base di anacardi, 100% vegetale e plant-based, privo, quindi, di latte e derivati.

“La pizza è sempre stato il piatto preferito di mia madre e quando ci è sopraggiunta la notizia della sua malattia, probabilmente il desiderio di fermarla, mi ha portato ad avvicinarmi sempre di più all’alimentazione vegetale”, racconta Giovanni Nicolussi, “Abbiamo insistito tanto per portare questo aspetto in Pit’sa coniugando parallelamente la volontà di sensibilizzare le persone sul tema della disabilità, avendo un fratello disabile.” 

Grande attenzione anche a materie prime di grande qualità, come il formaggio (usato per un paio di pizze che prevedono l’uso di latticini) “quadro del Ferdy” dell’agriturismo della Val Brembana, noto per la produzione di formaggi da latte di razze antiche lasciate pascolare liberamente in montagna e munte a mano.

UN GRANDE SUCCESSO PER UN GRANDE OBIETTIVO

Non poteva che raccogliere un grandissimo successo di pubblico Pit’sa, basta dare un’occhiata alle recensioni di TripAdvisor, entusiaste non solo della leggerezza e bontà dei pizze, ma anche del servizio eccellente dei ragazzi e dell’atmosfera speciale che si respira nel locale, che è quella di una grande famiglia.

«Vogliamo non solo essere inclusivi, ma anche valorizzare le diversità. Vogliamo che le persone con sindrome di Down possano costruire qui il loro futuro. Intendiamo sostenere le loro famiglie, soprattutto i genitori che con il passare degli anni vedono avvicinarsi il giorno in cui non potranno più occuparsi dei loro figli. E vogliamo – conclude Giovanni Nicolussi – che quando quel giorno arriverà questi ragazzi e  queste ragazze siano diventati uomini e donne autonomi, in grado di provvedere a se stessi».

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