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Roberto Razzini, AD di Sony Music Publishing: “La mia, una vita da mediano, quel che conta sono le canzoni” 

“Una vita da mediano” è la “colonna sonora” della vita di Roberto Razzini, l’editore che alla guida prima del Gruppo Warner Chappell Music e oggi di Sony Music Publishing, negli ultimi trent’anni e più ha dato il proprio contributo alla musica italiana, accompagnando al successo internazionale autori e brani indimenticabili che tutti noi oggi conosciamo e cantiamo. Un uomo che qualunque talento emergente sognerebbe di incontrare perchè capace di trasformare il sogno di successo della propria musica in una realtà concreta e soddisfacente. 

Qualcuno potrebbe dunque aspettarsi un professionista dai giudizi tranchant, come i personaggi a cui spesso i talent televisivi ci hanno abituato, o altri potrebbero pensare ad un uomo estremamente pragmatico che guarda solo ai numeri ed invece nulla di ciò e per farvi capire chi è Roberto Razzini parto proprio da quel titolo dell’indimenticabile canzone di Luciano Ligabue che, Roberto rivela, contiene la filosofia della sua intera vita lavorativa: un uomo al servizio della musica e per la musica, che percepisce il proprio ruolo ben lontano da quello di un deus ex machina capace di prendere un brano e trasformarlo in una hit da milioni di ascolti. Perchè, spiega Roberto, è la canzone la sola vera indiscussa protagonista, la sola che resta oltre il tempo e oltre i mezzi per ascoltarla, “Dal vinile a Spotify” per citare il titolo del suo emozionante libro.

Classe 1963, per Roberto tutto è partito da una passione coltivata sin da bambino, quando dopo la scuola, nella Milano degli anni 70’, raggiungeva suo padre, dirigente CGD (Compagnia Generale del Disco, ndr.) sul luogo di lavoro, cioè la casa discografica, dove ascoltava dal vivo gli artisti durante le incisioni dei brani. 

Erano anni, in cui, in quella enorme sede polivalente in via Quintiliano si completava tutto il processo di filiera della produzione di una canzone: con sale di prova e di incisione tecnologicamente all’avanguardia, impianti per la stampa di copertine e dischi, un anfiteatro per le presentazioni delle novità e, inoltre, persino degli impianti sportivi e un ristorante, ritrovo di artisti e studenti. Un micro-cosmo culturale che ha permesso a Roberto di crescere “a pane e musica”, incontrando personaggi, autori, ascoltando canzoni inedite e scoprendo dall’interno, con gli occhi di bambino prima e di ragazzo poi, il mondo della discografia internazionale. 

Quando, più maturo, trovò poi lavoro come commesso in un negozio di dischi, sempre a Milano, per Roberto, fu l’ulteriore occasione oltre che di approfondire la sua cultura musicale,  spronato dalle richieste dei clienti, anche e soprattutto di iniziare così a conoscere l’altro grande tassello di filiera che ancora gli mancava: la vendita dei dischi attraverso i negozi.

Da allora, sono passati solo pochi decenni, eppure il sistema è completamente cambiato e Roberto Razzini nella sua pubblicazione edita da People ne racconta l’evoluzione, dal vinile come oggetto di culto all’ascolto mordi e fuggi dello streaming, da Sanremo a X Factor, due mondi completamente diversi, due epoche vicine eppure molto distanti ma, evidenzia Roberto, nel sottotitolo del suo libro “quello che resta sono le canzoni”.

Infatti, l’editore, a cavallo dei due mondi, con il suo sguardo da “addetto ai lavori” ha vissuto e narra il susseguirsi di cambiamenti epocali, nel mondo della musica, e nella sua vita: come la carica di AD di Warner Chappell Music che ha ricoperto per 31 anni, e che ha poi lasciato nel 2022, ovvero quando, quasi giunto alla soglia dei suoi 60 anni, ha quindi deciso di mettere anima e cuore in una nuova emozionante sfida: la guida di Sony Music Publishing, dove attualmente ricopre il ruolo chiave di Amministratore Delegato – Managing Director. 

Eppure la chiave per il successo di talentuosi emergenti non è lui – si coglie tra le righe del suo racconto – il passepartout per trasformare in realtà il proprio sogno di artista, era e resterà sempre la CANZONE. Un bel tacito incentivo ai giovani per puntare sul contenuto come scala per le stelle.   

Ed a proposito di stelle, è nella sede Sony di via Alderico Albricci, nel cuore della città ambrosiana, che lo incontro, con l’amico Craig Warwick, che a sorpresa di Roberto, porto con me per l’intervista. 

L’ufficio di Roberto in Sony è un meraviglioso contenitore di momenti memorabili della grande musica che l’editore mixa ai suoi ricordi personali: è questo il caso di “Una vita da mediano”, che Roberto, ci mostra, si è tatuato anche sul braccio: 

«Un giorno chiamai Luciano e gli chiesi di scrivermi su un foglio il titolo di una delle sue più iconiche canzoni “Una vita da mediano”. Lui lo fece e mi mandò in ufficio quel foglietto con la frase scritta di suo pugno. Me la feci tatuare e requisii quel pezzo di carta al tatuatore così che nessun altro potesse tatuarsi la stessa frase autografa di Ligabue partendo proprio da quel foglio» ecco questo è Roberto: un sognatore e contemporaneamente un profondo e rispettoso conoscitore del valore dell’arte, un professionista che ama emozionarsi lavorando e che ritrova nell’emozione che una canzone può dare al pubblico il significato ultimo di tutta la sua carriera. 

Che poi sia proprio una metafora calcistica a descrivere la sua filosofia di lavoro la dice lunga sull’altra passione che, insieme alla musica, da sempre lo entusiasma: il calcio. 

Un binomio che ritroviamo spesso anche in molti calciatori che sognavano di diventare delle rockstar e viceversa in eccezionali artisti che amano le scarpine chiodate. 

Il comune denominatore? Forse quel senso di libertà del fare della propria passione, nata da bambini, il proprio lavoro, fatto bene e con dedizione, continuando ad emozionarsi, come da bambini, e contemporaneamente con dei compiti precisi:

“Lì Sempre lì

Lì nel mezzo

Finché ce n’hai stai lì”

cit. Ligabue

In conclusione dunque, per tutti gli entusiasti emergenti, fate tesoro, Roberto ci insegna che: 

il “tiro in porta” è vostro. 

Sabrina Marrano 

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