Occupazione in aumento (+2,4%), smart working stabile, welfare aziendale in crescita e un’impresa su due che guarda all’intelligenza artificiale. I dati chiave della 21ª edizione dell’Indagine Confindustria sul lavoro.
Occupazione: +2,4% nel 2024
Nel 2024 le imprese associate a Confindustria hanno registrato un incremento dell’occupazione del 2,4%, con una crescita trainata da servizi (+4,2%) e costruzioni (+5,2%). Anche l’industria, nonostante la crisi energetica e il calo della produzione, segna un lieve aumento (+1%).
A crescere sono soprattutto i contratti a tempo indeterminato, mentre calano quelli a termine nell’industria. Ampio l’utilizzo del lavoro in somministrazione: oltre un terzo delle imprese ha impiegato almeno un lavoratore interinale.
Assenteismo: più alto nelle aziende grandi e tra le donne
Il tasso medio di assenteismo nel 2024 è stato del 6,6%. Le assenze sono maggiori nei servizi (7%) e nelle imprese con oltre 100 dipendenti (7,2%). Rilevante la differenza di genere: 8,2% per le donne contro il 5,9% degli uomini, soprattutto a causa dei congedi parentali.
Contrattazione aziendale e welfare: cresce la copertura
A inizio 2025 il 28,1% delle imprese applicava un contratto aziendale, con effetti su oltre due terzi dei lavoratori. Premi di risultato collettivi (61,8%), orari di lavoro (53,1%) e welfare aggiuntivo (33,7%) sono le materie più trattate.
Nel 2024 il 59,4% delle imprese con premi aziendali li ha effettivamente erogati, e quasi la metà dei dipendenti ha scelto di convertirli in welfare. In generale, il welfare aziendale è in crescita: lo adotta il 55,3% delle imprese, quota che sale all’87,7% tra le grandi aziende industriali.
Lavoro agile: una realtà per un’impresa su tre
Lo smart working si conferma stabile: è presente nel 32,3% delle imprese, un dato quadruplo rispetto al periodo pre-pandemico. Lo utilizza in media il 35,8% dei dipendenti non dirigenti, prevalentemente fino a due giorni a settimana.
Competenze introvabili: il 68% delle imprese incontra difficoltà
Il 67,8% delle imprese con ricerche di personale in corso dichiara difficoltà di reperimento. Le figure più difficili da trovare sono quelle con competenze tecniche (57,1%) e per mansioni manuali (46,3%), con una carenza più marcata nell’industria.
In crescita le collaborazioni con scuole, ITS Academy e università, soprattutto nelle imprese di grandi dimensioni, per ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro.
Intelligenza artificiale: metà delle imprese la usa o la valuta
Per la prima volta l’indagine analizza l’adozione dell’intelligenza artificiale. L’11,5% delle imprese ha già integrato soluzioni di IA, mentre il 37,6% ne sta valutando l’introduzione. L’utilizzo è più diffuso nei servizi e nelle grandi imprese.
Gli ambiti principali sono analisi dati (48%), marketing (33,4%), ricerca e sviluppo (28,7%), automazione dei processi e assistenza clienti (25%). Tuttavia, le imprese segnalano mancanza di competenze interne (36,7%), complessità tecnica e costi elevati come ostacoli all’adozione.
Nonostante ciò, gli effetti osservati sono positivi: 44% delle imprese ha già beneficiato dell’automazione delle attività ripetitive, mentre oltre la metà si aspetta vantaggi futuri in termini di riduzione costi, innovazione e qualità dei prodotti/servizi.
Un quadro in chiaroscuro
L’Indagine Confindustria 2025 mostra un’Italia che assume e investe in welfare e smart working, ma che deve affrontare un nodo cruciale: la carenza di competenze. Allo stesso tempo, l’apertura all’intelligenza artificiale evidenzia una sfida epocale, che richiederà formazione e nuove strategie HR per non rallentare la competitività delle imprese.



