Da Ferrero a Venchi, che cosa accadrà con i dazi stabiliti da Trump?
Da ormai diversi secoli, con l’arrivo dall’America Centrale del cacao – considerato nelle locali culture una pianta particolarmente pregiata – l’Italia è, dopo la Svizzera, la terra del cioccolato più rinomato; tradizione che affonda le radici nei cafè e nelle pasticcerie di città come Torino, e nei laboratori forse meno noti di Perugia e Modica. Con il tempo abbiamo conquistato numerosi mercati anche lontani, tra i quali, negli ultimi decenni, il principale è forse quello degli Stati Uniti.
Proprio l’introduzione da parte dell’attuale presidente Donald Trump dei dazi doganali per le merci estere può rappresentare un’occasione per il Belpaese – le cui tariffe arrivano al 15% – di ampliare la propria fetta di mercato a discapito proprio della Confederazione Elvetica, tassata addirittura del 39% sui propri prodotti. Il rischio è elevato soprattutto perchè – sebbene colossi come Lindt & Sprüngli e Barry Callebaut abbiano stabilimenti negli USA – per accreditare la propria qualità sul mercato internazionale il cioccolato svizzero necessita di essere prodotto all’interno del proprio territorio nazionale.
Tornando a quello nostrano gli ultimi anni hanno visto – al fianco di brand popolari come Ferrero con i prodotti Kinder, e Perugina con i suoi immancabili Baci, sebbene prodotti ormai dall’elvetica Nestlè – un incremento delle esportazioni oltreoceano di prodotti particolarmente raffinati, con protagonista il Piemonte sia con realtà storiche come Venchi – che ha sfruttato negli anni la propria partnership con Eataly, arrivando ad aprire nel 2018 un proprio negozio nella Union Square di New York – che realtà più artigianali come quella di Guido Gobino, nata nel 1964 come produttrice di gianduiotti e tavolette di cioccolato con nocciole, e che negli ultimi decenni ha diversificato la propria produzione con praline e ovetti, nonostante quest’ultima abbia in parte sofferto nell’ultimo anno i rincari della materia prima.
Detto questo, la speranza è che, nonostante le avversità, l’America continui a prediligere il cioccolato Made in Italy.
Mauro Storace





